19/05/10
A Gallipoli vince l'ironia I tifosi fanno il funerale
GALLIPOLI - Rabbia e dolore. E per
fortuna nessuno scontro. Il funerale che i tifosi del
Gallipoli hanno inscenato per commemorare la fine del «sogno/incubo»,
come essi stessi hanno definito questo primo storico
anno tra i cadetti, si è consumato pacificamente nella
casa della tifoseria giallorossa, la Curva Sud dello
stadio «Antonio Bianco». Lo spiegamento di forze
dell'ordine, pronti a fronteggiare i mille appassionati,
si è rivelato del tutto inutile.
UN ANNO DOPO - Alle 18.30 si spalancano le porte della
grande «camera ardente» all'aperto: una bara in
cartapesta con un’enorme «B» stampata sopra campeggia
dove lo scorso anno 8mila tifosi salutarono l'ascesa tra
i cadetti. Intorno al «feretro del defunto Ideale», per
dirla con De Andrè, si sono raccolti gli ultras
gallipolini, prima in silenzio e poi intonando cori
rabbiosi all'indirizzo di quelle istituzioni e di quei
personaggi che loro indicano come i principali
responsabili del fallimento sportivo e societario:
l'amministrazione comunale e in particolare il sindaco
Giuseppe Venneri, l'ex presidente Vincenzo Barba,
l'attuale proprietario del club Daniele D'Odorico. Un
funerale fieramente «ultras», con tanto di cori,
fumogeni, bandiere giallorosse. E non potevano mancare
note sarcastiche e goliardiche, come i manifesti affissi:
«Strozzato da una... Fava, si è spento il Gallipoli
Calcio», dedicato al deputato gallipolino Vincenzo Barba,
indicato con il suo soprannome, e ancora «La Curva Sud
partecipa con dolore e rassegnazione alla scomparsa del
Gallipoli Calcio, tragicamente assassinato dai suoi
Genitori (a buon intenditor poche parole)». Strappa un
sorriso, nonostante abbia espresso sentimenti negativi,
la lapide con la quale i tifosi hanno manifestato il
proprio cordoglio: «Dopo una straordinaria cavalcata il
17 maggio 2009 in questa specie di stadio il Gallipoli
conquista la Serie B. Oggi 17 maggio 2010 commemoriamo
la fine del sogno/incubo e la fine del Calcio
gallipolino. I tifosi posero… sognando uno stadio e un
sindaco all’altezza della città».