22/07/2010 Tessera del Tifoso polemica anche per le
pubbilicità
Tessera del tifoso: sì o no? Il
provvedimento del ministro dell'Interno Roberto Maroni
ha spaccato in due le tifoserie. C'è chi, pur di non
rinunciare al proprio abbonamento e alle trasferte, in
nome dell'amore per la propria maglia, ha sottoscritto
la tessera. Ma si tratta di tifosi non organizzati, per
la stragrande maggioranza: le curve ed i gruppi
organizzati, infatti, continuano a ribadire la loro
ferma decisione nel rifiutarla. La tessera del tifoso,
frutto della circolare amministrativa (quindi non una
vera e propria legge sottoposta a regolare iter
legislativo in Parlamento) del 14 agosto 2009, è infatti
definita dai più come un provvedimento liberticida.
Effettivamente, il primo punto della polemica è la
schedatura preventiva, presso le questure, di coloro che
sottoscriveranno la tessera; non solo: la tessera,
elettronica, possiede anche il sistema RFID che
permetterebbe la localizzazione a distanza del soggetto
(tutto ciò, in evidente contraddizione con il diritto
alla privacy tanto reclamato dal governo nell'ambito del
ddl-intercettazioni). Un'altra accusa alla tessera è il
fatto di essere una carta di credito che può funzionare
anche per la raccolta di "punti-fedeltà" nei negozi
ufficiali delle società, e a questo punto è lecito
chiedersi anche: la fidelizzazione del tifoso deve
passare per forza attraverso un circuito bancario? In
linea teorica non sembra affatto necessario, ma per le
tante accuse dei tifosi la tessera è semplicemente uno
strumento per far arricchire le banche che hanno
stabilito questo rapporto di partnership con le varie
società calcistiche. E le malelingue ricordano che
Giancarlo Abete, presidente della FIGC, è fratello di
Luigi, presidente della Banca Nazionale del Lavoro. Dopo
aver toccato questi primi due punti, ora è bene
sottolineare quanto, almeno in linea teorica, la tessera
del tifoso possa andare a vantaggio della sicurezza
negli stadi. I casi di violenza all'interno degli
impianti sportivi, infatti, sono solo una piccola
minoranza rispetto a quelli che vengono commessi fuori
dagli stadi, nelle strade adiacenti. E nei dintorni
dello stadio può andare qualunque libero cittadino,
tesserato e non, quindi il problema della violenza non
si risolverebbe così. L'unico risultato ottenuto finora
dalla tessera del tifoso è stato quello di scioglimenti
di gruppi e di intere curve, con la perdita di tutto il
calore e la forza che solo il dodicesimo uomo in campo
può dare.
Il Viminale è sempre stato abbastanza sibillino sulle
caratteristiche della tessera, esaltandone solo gli
aspetti positivi. Fermo restando che per abbonarsi per
la prossima stagione il rilascio della tessera (a
discrezione delle questure) è vincolante, ancora non si
capisce a partire da quando la "fidelity card" sarà
obbligatoria anche per recarsi in trasferta. Nemmeno lo
spot che va in onda in questi giorni nelle reti Rai lo
ha chiarito: nella comunicazione istituzionale, infatti,
in cui dei bambini giocano a calcio sul terreno dello
stadio Olimpico di Roma e raccontano di voler vivere uno
sport sano e leale, viene illustrato lo scopo (riportare
allo stadio le famiglie), ma non i mezzi. La protesta
dei tifosi, anche attraverso video sul web, è insorta
anche contro lo spot. E poca, davvero poca, è
l'informazione giornalistica ai cittadini su questo
provvedimento: in questo desolante scenario si è messa
in luce una rete privata di Taranto, Studio 100 Sat, che
ha mandato in onda un interessante documentario che vale
la pena vedere.